sabato 9 febbraio 2013

La leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso di Antonio Fragapane


Toledo, regno di Spagna del XV secolo. Tre fratelli appartenevano ad un’associazione cavalleresca, denominata la Garduna e fondata nella stessa Toledo nel 1412: in essa operavano e per la stessa agivano secondo consuetudini e riti collaudati e da tutti accettati. Fino a quando decisero di vendicare con un atto di sangue l’onore violato della sorella, uccidendo colui che aveva arrecato un tale disonore alla loro famiglia. Loro si chiamavano Osso, Mastrosso e Carcagnosso ed a causa dell’azione di vendetta, per pagare il loro debito con la giustizia, furono condannati ed incarcerati nella lontana isola di Favignana, all’epoca territorio spagnolo, all’interno di un fortificato carcere aragonese, del quale oggi sembra siano state ritrovate alcune celle adibite a luogo di tortura.Nella piccola isola dell’arcipelago delle Egadi, i tre rimasero prigionieri per quasi trent’anni, esattamente per


il singolare periodo di ventinove anni, undici mesi e ventinove giorni, per poi venir fuori dalle viscere penitenziarie spagnole agli albori del trentesimo anno. Ma nei tre protagonisti, durante questo lungo periodo, qualcosa inesorabilmente era cambiato. I tre cavalieri interpreti di questa leggenda uscirono dal carcere nella veste di uomini nuovi, depositari di saperi, riti, usanze e simboli tra loro diversi ma tutti legati da un unico filo conduttore : l’onore e l’omertà. La leggenda si conclude con la loro separazione, che vide Osso rimanere in Sicilia, e qui gettare le basi di Cosa Nostra, Mastrosso varcare lo stretto e fondare la ‘ndrangheta in Calabria ed infine Carcagnosso spingersi fino alle terre dell’antica “Campania felix”, dove edifica l’impalcatura camorristica.

L’occasione per trattare di questa singolare leggenda, che vorrebbe tentare di spiegare la genesi delle tre organizzazioni criminali più pericolose presenti nel nostro paese, è l’uscita di un volume, edito dalla casa editrice Rubettino, con prefazione di Nino Buttitta, intitolato “Osso, Mastrosso e Carcagnosso”, illustrato dalle tavole di Enzo Patti ed il cui testo è opera di Enzo Ciconte, uno dei massimi esperti di mafie, di Vincenzo Macrì, viceprocuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia e di Francesco Forgione, ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, ovvero tre delle personalità intellettuali che oggi meglio conoscono e comprendono la maggior parte dei particolari ed oscuri meandri dell’infinita galassia criminale delle tre mafie italiane.L’autore delle tavole, realizzate utilizzando una suggestiva tecnica chiaroscurale, che conferisce alle immagini un opportuno “pathos” e sottolinea agli occhi del lettore la drammaticità delle atmosfere narrate, ha dichiarato, per quanto riguarda la grafica ed i disegni, di essersi ispirato alle particolari figure contenute nelle carte siciliane e napoletane, cercando di coglierne il più possibile l’iconografia dei personaggi in esse presente. Il volume ha il merito di raccontare la curiosa leggenda di Osso, Mastrosso e Carcagnosso con un tono asciutto, libero da quella rischiosa atmosfera di mito che potrebbe pericolosamente aleggiare sulla stessa, rendendola ingiustamente affascinante e dandole un significato che travalichi oltremisura la sua portata, frutto d’immaginazione creativa. Tale leggenda, infatti, sarebbe servita a fondare il mito della genesi criminale delle tre mafie, in tal modo volendo quasi conferire loro dignità plurisecolare, tentando di crearne addirittura una vera e propria genealogia, che si perderebbe nelle fosche nebbie degli ultimi sei secoli della storia dell’uomo.

La storia dei tre fratelli di Toledo è ulteriormente caratterizzata da un richiamo diretto all’epica cavalleresca ed alle sue tradizioni religiose, spesso costellate da numerose superstizioni, che si vorrebbero fondere con le “regole sociali” che in seguito avrebbero reso così temibili e pericolose Cosa Nostra, la camorra e la ‘ndrangheta, organizzazioni in possesso di veri e propri codici comportamentali scritti, la cui esistenza sarebbe stata addirittura confermata dal ritrovamento, avvenuto anni fa in Australia, di un volume redatto e contenente specifiche regole di condotta criminale. Inoltre, in “Osso, Mastrosso e Carcagnosso” vi sono anche specifici richiami alle suggestioni massoniche, che tanto mistero hanno contribuito a creare nei secoli con i loro segreti riti d’iniziazione e con le loro simbologie d’affiliazione. Il tutto condito dall’espediente grafico dell’uso delle immagini tipiche dei santini religiosi, finalizzato a rimarcare un certo parallelismo tra i tre cavalieri spagnoli del ‘400 e gli odierni mafiosi, i quali, oggi come ieri, pretendono di rintracciare una qualche giustificazione sia alle loro regole, tramite le pagine delle Sacre Scritture, che ad alcune delle loro azioni, interpretando a loro modo le condotte di certi santi, in tal modo alterando parole e frasi pensate, riferite e scritte in contesti del tutto diversi: pur con le suggestioni della leggenda, la realtà criminale e mafiosa non potrebbe mai essere separata dalla sua più vera ed autentica essenza, caratterizzata dalla violenza combinata alle peggiori sopraffazioni

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